King Lear di William Shakespeare. Fonti e origini

0a0f140d437670b1aaf635eae80106d1.jpgKing Lear di William Shakespeare

Fonti e origini

di Livia Bidoli

Le opere della cosiddetta Terza Fase del canone shakespeariano, di cui fa parte la tragedia King Lear (1605), sono notoriamente ritenute dai critici come dei veri capolavori il cui valore rimane indiscusso. La terza fase dei plays comprende le opere dal 1600-1 fino al 1607-8: The Merry Wives of Windsor, le tre “dark comedies” Troilus and Cressida, All’s Well That Ends Well, e Measure for Measure; e le quattro grandi tragedie, Hamlet , Othello, King Lear e Macbeth, insieme ai roman plays, Anthony and Cleopatra e Coriolanus. Tranne la prima commedia, tutte le altre, tragedie o commedie che siano, sono permeate da uno stato d’animo generale di disillusione e pessimismo. Le stesse commedie sono per questo denominate “dark’o ’bitter”, perché in esse lo stesso amore diventa minaccioso ed il rituale happy ending non riesce a sollevare da questo clima di sconforto inossidabile. 

Le quattro tragedie si confrontano con il significato stesso dell’esistenza che dirama, filo dopo filo, l’orrore, la sofferenza e la paura provocate dallo svelamento della parte in “ombra” dell’essere umano, che tenace conduce ogni protagonista a misurarsi con la propria morte. Questa macabra figura, come male radicato e ricorrente, è riflessa anche nell’imagery della natura: per esempio nella tempesta, amplificatore del dramma interiore di King Lear.

Una delle ragioni della profonda oscurità che pervade le opere di questo periodo è dovuta a: “l’interesse vivissimo in quegli anni in Inghilterra, pel carattere melanconico, diffusosi sotto l’influsso dei <<saggi>> di Montagne(1), ma altrettanto notevole, soprattutto per le tragedie composte dopo il 1603, l’anno del cambio della guardia tra Elisabetta e Giacomo I, che regnerà fino al 1625. Seguiamo ciò che ne dice Mario Praz: “Il senso d’imminente catastrofe politica che avrebbe aduggiato i primi anni del regno di Giacomo I […]. I più grandi drammi di questa fase appaiono colorati di cinismo e di pessimismo: Troilus and Cressida, Hamlet e le altre grandi tragedie shakespeariane.”(2)  Il turbamento che emerge finanche dalle commedie è sicuramente congiunto alla nuova fase inaugurata da Giacomo I che fa vacillare le certezze e dà l’avvio a quelle tensioni che più tardi sarebbero sfociate nella guerra civile.

Le fonti della storia di King Lear o meglio King Leir, sono piuttosto antiche: nella Historia Regum Britanniae di Jeoffrey of Mommouth (1135), in Albion’s England (1586) di Warner, in The Second Book of the Historie of England (1577) delle cronache di Holinshed, nella versione di Spenser di The Faerie Queen (1590), ed in un contributo di John Higgins a A Mirror for Magistrates (1574). In tutte queste varianti su tema, Lear e Cordelia riacquistano il potere e la felicità, anche nella versione più tarda The History of King Lear (1681) di Nahum Tate (3). L’opera da cui trasse forse più influenze fu però quella di un anonimo: The True Chronicle History of King Leir, rappresentata nel 1594 ed in cui si sussurra abbia recitato lo stesso Shakespeare.

La particolarità della rilettura shakespeariana di King Lear va ricercata, come testimonia G.K. Hunter  nella sua introduzione all’opera: “The preceeding versions of the King Lear story (and in many cases Tate’s version) lack features that modern readers think of as central: there is no Fool, Lear does not go mad, there is no Poor Tom- indeed the addition of the parallel Gloucester plot is Shakespeare largest change(4). L’inserimento di queste figure (il fool ed il poor Tom), la pazzia di Re Lear e la storia parallela di Gloucester sono gli elementi che mancano nelle precedenti versioni e sono strutturali in quella del Bardo. La pazzia in primo luogo è funzionale alla rappresentazione di “a world not only of social deprivation but of mental deprivation as well […] and not only in the case of the King but in the parallel and complementary cases of Edgar and the Fool.”(5) Questo “gap” piuttosto articolato sarà oggetto dell’approfondimento che segue.     

**************************************************************************************************************************************** 

Note

  1. Mario Praz,. Storia della Letteratura inglese, Sansoni, Firenze, 1992, p.181.
  2. Ibid, p. 201, cfr. sopra per le altre opere (N.d .C.).
  3. Nahum Tate. The History of King Lear. (J. Black, Ed.). Lincoln, University of Nebraska Press, 1975.
  4. William.Shakespeare, King Lear. (G.K.Hunter and T.J. B. Spencer Ed.). Penguin, London , 1999, p. 10.
  5. Ibid.
                    
King Lear di William Shakespeare. Fonti e originiultima modifica: 2007-10-04T16:55:00+00:00da liviabi
Reposta per primo quest’articolo