Da cappuccetto rosso a cappuccetto nero. Seconda parte

c4481dfac8ed7f1b6f2fd3f4d99e8dbe.jpgDa Cappuccetto Rosso a Cappuccetto Nero: psicoanalisi di una fiaba
di  Livia Bidoli

Seconda parte

Fermandoci alla fiaba di Perrault, e al processo dell’inghiottimento da parte del lupo, prima della nonna e poi di Cappuccetto Rosso, esaminiamo in profondità che relazioni si istituiscono fra questa azione e la sessualità del lupo e della bambina. Aldo Carotenuto ci spiega cosa significa in termini psicoanalitici l’azione precipua del lupo: «divorare l’altro implica la possibilità che anche l’altro possa divorare. Il lupo della fiaba di Cappuccetto Rosso è un’incarnazione di tali paure, così come l’immagine della strega che ingrassa Hansel e Gretel prima di farne pietanze succulente» (10). Il lupo potrebbe a questo punto incarnare dei desideri rimossi e l’assenza del principio maschile nella fiaba, nota Bettelheim: «dal principio alla fine di Cappuccetto Rosso non si fa il minimo accenno a un padre. […] Ciò suggerisce che il padre è presente, ma in forma nascosta. […] Il padre è in effetti presente in Cappuccetto Rosso in due forme opposte: come lupo, che incarna i pericoli di violenti sentimenti edipici, e come cacciatore nella sua funzione protettiva e salvatrice»(11) . Il cacciatore come figura salvifica delle due donne, presente soltanto nella versione dei Grimm.

f7fea665a31d91f54aee1cda8b6fc0e3.jpgLa voracità, caratteristica saliente del lupo, la sua brama di carne, soprattutto in senso sessuale, ci ricorda Hertz «il più lascivo dei nostri grandi quadrupedi» (12) e «gli psicoanalisti [lo] associano  al concetto sadico infantile di coito» (13) che deriva da una “fissazione” alla fase orale, pregenitale, chiamata anche «cannibalica» (14) dallo stesso Freud. Si tratta di una fase in cui attraverso la nutrizione si manifesta la pulsione sessuale ancora non gestita, anzi regredita.

Prendiamo in considerazione un quadro concreto esaminato da Freud, di un suo paziente, il cosiddetto Uomo dei lupi. Uno dei sogni centrali di questo bambino di quattro anni (analizzato però da adulto, all’età di 23), riguarda dei lupi che mette in associazione con la favola di Cappuccetto Rosso ma che Freud scoprirà appartenere invece alla fiaba del Lupo e i sette capretti. Le due favole hanno parecchi elementi in comune e Freud li elenca: «in entrambe c’è il divorare, la pancia che viene aperta con un taglio, l’estrazione di coloro che sono stati divorati, la loro sostituzione con grossi sassi; infine, in entrambe le fiabe il lupo cattivo perisce» (15).

Risulta chiaro che la fiaba consultata da Freud è quella dei Grimm, dove il cacciatore libera la nonna e Cappuccetto Rosso dalla pancia del lupo che in seguito viene riempita di pietre dalla bambina. Il lupo di Cappuccetto Rosso utlizza una modalità cannibalica di rapportarsi a lei: la divora inghiottendola, quindi portandola dentro di sé, agendo una assimilazione. Fromm, commentando la favola asserisce giustamente: «il maschio è rappresentato come un animale crudele e astuto e l’atto sessuale è descritto come un atto di cannibalismo in cui il maschio divora la femmina» (16). Questo atto corrisponde secondo Freud ad «una prima organizzazione sessuale pregenitale [che] non è separata dalla presa degli alimenti […]. Le due attività, ab8cba4416496e09d8dad2896a883240.jpgsessuale e alimentare, hanno lo stesso oggetto  e lo scopo sessuale è costituito dall’incorporazione dell’oggetto» (17).

L’incorporazione come abbiamo visto prima è anche paura e identificazione con l’altro in quanto «l’assimilazione dell’Altro [si attua] ai fini della preservazione del Sé, l’inglobamento della vita […] può darsi in due modi: attraverso l’atto cannibalico che assume, nella carne dell’altro, il suo spirito vitale, la sua forza, il suo plusvalore di energia» (18), spiega Alessandro Serpieri. La versione di Cappuccetto Rosso di Gordiano Lupi (19), con un lupo terrorizzato da una Cappuccetto Rosso vestita come una prostituta e la cui seduzione è assolutamente f39cb57e1612632cbf5782c58126283a.jpgmortifera e distruttiva, è un’inversione rivelatoria della fiaba che pone la bambina, ora completamente sviluppata, come archetipo di una madre divorante, una Medusa, una Lilith che si deve sconfiggere.

E’ il complesso di Giona che, come ci spiega Durand: «è eufemizzazione dell’inghiottimento, poi antifrasi del contenuto simbolico dell’inghiottimento. Trasfigura lo strazio della voracità dentaria» (20) che divora prima di essere divorato, denunciando implicitamente la propria vulnerabilità.

Nella fiaba tradizionale è il lupo a sedurre Cappuccetto Rosso indicandole e facendole apprezzare la bellezza dei fiori, mentre nel racconto di Angela Carter (1940-1992) The Company of Wolves (21), una Cappuccetto Rosso en noir viene sedotta da un ragazzo che è un lupo mannaro e, rovesciando il finale classico, accetta di condividere con lui la sua natura carnale cbdbc3049beca12103b3793e8bc556fa.jpgdi lupo mannaro bruciando i vestiti nel caminetto (22).  Barbara Lanati, nella sua introduzione alla raccolta della Carter commenta così la scelta dell’autrice: «la paura […] che, secondo gli schemi tradizionali della fiaba,  attanaglia i protagonisti, ne paralizza i movimenti e le scelte […] in Angela Carter sarà vinta. Solo quando i protagonisti cesseranno di avere paura dei loro potenziali esecutori, siano essi lupi, tigri o leoni, a metà tra l’uomo e l’animale  [il lupo mannaro], imprigionati […] nel loro ruolo di carnefice, solo allora, la “storia” cambierà» (23).

Impadronirsi del ruolo di carnefice da parte della vittima non è però una conquista, piuttosto una riproduzione della medesima aggressività del lupo, dello stesso divoramento che fanno permanere il bambino allo stadio pregenitale, come dice Bettelheim «il pericolo per Cappuccetto Rosso consiste nella sua sessualità in boccio […] e una sessualità prematura è un evento regressivo, che porta alla superficie tutto quanto è ancora primitivo in noi e che minaccia di inghiottirci» (24). d9d593f8cf3a83afdc8191a905deedb3.jpg

Questa lettura è comprovata anche dalla versione di Perrault, in cui il lupo è chiaramente un seduttore, dove Cappuccetto Rosso si infila nel letto prima di essere mangiata (25). Nel racconto della Carter la bambina-adolescente (sono più volte nominate le “sue mestruazioni”) si spoglia prima di entrare nel letto dove sta il lupo mannaro, evidentemente per sedurlo anche lei. 

Nel film omonimo di Neil Jordan (The Company of Wolves, 1984), la cui sceneggiatura è stata scritta insieme ad Angela Carter, vi è una trasposizione fedelissima dei motivi centrali del racconto: la seduzione di Cappuccetto Rosso ed una certa sotterranea 2f2682d069157808239d4cfba9b21459.jpgfascinazione per questi esseri dotati di un potere ipnotico (lo sguardo del lupo nel film è simile a quello ammaliatore di Circe), ed anche per la loro fedeltà eterna all’oggetto d’amore (l’episodio del ritorno di un lupo mannaro sposato sette anni prima da una contadina che lo vide scomparire la notte stessa delle nozze (26) che testimonia una fissazione ossessiva. In questo sguardo ipnotico del lupo si incrocia il potere d’irretire del vampiro, suo parente prossimo, così come nel poema Christabel (1797) di Coleridge (27), l’omonima fanciulla viene affascinata da Geraldine: «And Crhistabel saw the lady’s eye,/ And nothing else saw she thereby» (vs. 160-161, nota 28). Geraldine è un vampiro che succhia l’energia di Christabel, ed anche qui abbiamo un padre (ed un principio maschile), Sir Leonine, assente, e che, anzi, protegge Geraldine dalla presunta «gelosia femminile» (29) della figlia.

La seduzione, col suo potere terrifico, distruttivo e divorante, si presenta al maschile e al femminile: in lupo, in vampiro, in tutti quei mostri prodotti dalla mitologia, dall’antropologia, dalla letteratura, dalla religione, dal folclore, etc, per esprimere fantasmi intrinsecamente umani, il cui valore simbolico è rappresentativo delle loro potenze psichiche.

– Cotninua nella Terza parte –

Le note alla Seconda parte

10. Aldo Carotenuto, Riti e miti della seduzione, Bompiani, Milano, 1996, p. 178.

11. B. Bettelheim, op. cit., p. 172. 

12. W. Hertz, Derr Werewolf, Beitrag zur Sagengeschichte, 1862, pp. 14-15 in Ernest Jones, Psicoanalisi dell’incubo, Newton Compton, Roma, 1978, p. 123.. Tit. orig.: On the Nightmare, Liveright Paperbound, New York, 1971.

13. E. Jones, op. cit., p. 124.

14. Sigmund Freud, Psicoanalisi infantile. Istruzione sessuale dei bambini e loro teorie sessuali. I casi del piccolo Hans e dell’uomo dei lupi, Bollati Boringhieri, Torino, 1986, p. 266. Tit. orig.: Zur sexuellen Aufkläng der Kinder (1907);  Über infantile Sexualtheorien (1908); Analyse der Phobie eines fünfjährigen Knaben (1908); Aus der Geschichte einer infantilen Neurose (1914).

15. Ivi, p. 190.

16. E. Fromm, op.cit., p.228.

17. Sigmund Freud, Tre saggi sulla teoria della sessualità, Dall’Oglio, Milano, 1991, p.86. 

18. Alessandro Serpieri, in “Il mito del vampiro tra l’immaginario antropologico e l’immaginazione letteraria”, in Ada Geiger (a cura di), Il vampiro, Don Giovanni e altri seduttori, Edizioni Dedalo, Bari, 1998, p. 145.

19. Gordiano Lupi, “Cappuccetto Rosso”, in A.A.V.V., Malefica, Tredici fiabe crudeli, Luigi Boccia e Nicola Lombardi (a cura di), Edizioni Il Foglio, Piombino, 2003. Pubblicato presso www.progettobabele.it, in Progetto Babele 8, pp. 76-77.

20. Gilbert Durand, Le strutture antropologiche dell’immaginario.Introduzione all’archetipologia generale Dedalo Libri, Bari, 1972. Tit. orig.: Les structures anthropologiques de l’imaginaire, Bordas, Paris, 1969, p.208.

21. Angela Carter, La camera di sangue, Feltrinelli, Milano, 1995. Tit. orig.: The Bloody Chamber and Other Stories (1979), Vintage, London, 1995.

22. Cfr. Grimm in E. Jones, op.cit., p.129.

23. Ivi, p. 14.

24. B. Bettelheim, op. cit., p. 168.

25. Cfr. Carter, op. cit., p. 81.

26. Cfr. A. Von Haxthausen in E. Jones, op. cit., p. 130.

27. Samuel Taylor Coleridge in Sandro Melani, L’eclisse del consueto, Liguori, Napoli, 1996.

28. Ibid, «E Christabel  vide l’occhio della fanciulla,/ E null’altro vide in questo modo», (traduzione mia).

29. Ivi, p. 144.

Da cappuccetto rosso a cappuccetto nero. Seconda parteultima modifica: 2007-10-31T21:05:00+00:00da liviabi
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