Da Cappucceto rosso a cappuccetto nero. Prima parte

4c3114a0a766f341ac1be7dcc0807f07.jpgDa Cappuccetto Rosso a Cappuccetto Nero: psicoanalisi di una fiaba
di
  Livia Bidoli
in Progetto Babele n. 9, Marzo 2004
http://www.progettobabele.it/ 

Di nuovo c’è solo ciò che si è dimenticato.          Rose Bertin, sarta di Maria Antonietta

Prima parte

Della fiaba di Cappuccetto Rosso esistono tre versioni: la più antica è quella di Charles Perrault (Parigi, 1628-1703) che battezza, insieme alle altre che compongono la raccolta, il «bizzarro ingresso [delle fiabe] nella letteratura avvenuto nel 1697 con le Histoires ou contes du temps passé [Storie o racconti del tempo passato]»(1). La raccolta di Perrault, il cui titolo completo recitava Histoires ou contes du temps passé, avec des moralités, è più conosciuto come i Racconti di Mamma l’Oca, [Contes de ma mère l’Oye], come ci ricorda Italo Calvino, anche lui originale inventore novecentesco di fiabe e curatore delle raccolte di fiabe dei fratelli Grimm (2).

Questa prima edizione di Perrault (3), del 1695 era ascritta al figlio, Pierre Perrault D’Armancourt, che sicuramente ha collaborato alla stesura. Fra il testo di Perrault e quello dei Grimm della medesima favola passa più di un secolo, come ci informa Calvino: «il primo volume dei Kinder- und Hausmärchen (letteralmente Fiabe per bambini e famiglie) fu pubblicato nel 1812, e il secondo volume nel 1815» (4). Inoltre la corte del Re Sole, Luigi XIV, sottintendeva un’atmosfera elegante: era l’epoca della “Querelle des Anciens et des modernes” all’Académie Française (Perrault faceva parte dei “moderni”), e Perrault aprì la strada a quei contes de fées  (racconti di fate) per cui divenne tanto famosa  Madame D’Aulnoy: Les contes des Fées e Les Fées à la mode, dove «il “meraviglioso” domina […] con sfarzo» (5) .

fa0315a68ca79ae9dfe51f1a246843f6.jpgTutt’altro il clima in cui scrivevano gli studiosi fratelli Grimm, a cui si deve la rotazione linguistica omonima, sapienti filologi dedicatisi alla ricerca delle origini del linguaggio e dei miti germanici, ed in piena esplosione della sensibilità romantica che contribuiva ad identificare la radici storiche ed autoctone, richiedendo il recupero della tradizione orale anche attraverso una pura trasmissione della favolistica di matrice teutonica.    
Non ci addentreremo oltre nei rilievi storici poiché l’analisi che ci compete ha scelto un altro quadrante, ovverosia il confronto tra la tradizione antica nelle favole e quella contemporanea che si annuncia in nero, per questo affronteremo la disamina da un punto di vista psicoanalitico che verterà sulla favola di Cappuccetto Rosso nelle versioni di Perrault e di Grimm per l’antico, e di Angela Carter e Gordiano Lupi per una eversiva trasposizione contemporanea.
 

e4f9259d69f7044b09cd454cdeabf7b2.jpgLa sinossi della favola prima di tutto: Le Petit Chaperon Rouge di Perrault racconta la stessa storia dei Grimm come riassume per noi Bruno Bettelheim: «la nonna  [ha fatto] alla sua nipotina un piccolo mantello rosso col cappuccio che aveva procurato alla bambina il soprannome di Cappuccetto Rosso»(6), la bimba viene mandata dalla nonna a portare del cibo con l’avvertimento della mamma di non allontanarsi dal sentiero quando si troverà in mezzo al bosco (perché la nonna abita ai suoi margini) e di stare attenta ai lupi. La bambina incontrando un lupo e non seguendo il divieto materno di non attardarsi nel bosco e di non discostarsi dal sentiero, fa si che il lupo raggiunga per primo la casa della nonna (di cui lei stessa ha indicato l’ubicazione), divori la nonna e poi divori lei. La fiaba di Perrault (7)  termina così, senza una vera “azione”, sentiamo Propp cosa ci dice in proposito: «Il cattivo [il lupo] arreca un danno o una lesione ad uno dei membri della  famiglia. […] La partenza, la violazione della proibizione, la delazione, l’inganno andato a segno preparano questa funzione. […] Le prime sette possono perciò essere considerate funzioni preparatorie della fiaba mentre il danneggiamento costituisce l’inizio dell’azione» (8) . La storia narrata da Perrault quindi non trova una soluzione o una redenzione dell’eroe, in questo caso Cappuccetto Rosso, ma tenta invece di terrorizzare i bambini per non farli deviare dal sentiero che in termini metaforici sono le direttive dei genitori. La fiaba di Perrault ha un intento moralizzante soprattutto per le bambine, poiché è del tutto evidente quanto il lupo rappresenti un seduttore che indica le bellezze della natura, i fiori, alla bambina da poco entrata nella pubertà. Erich Fromm conferma che «il “cappuccetto di velluto  rosso” è un simbolo delle mestruazioni. La ragazzina di cui ascoltiamo le avventure è diventata una donna matura e si trova ora di fronte al problema del sesso. L’ammonimento di “non allontanarsi dal sentiero” […] è un chiaro avvertimento contro i pericoli del sesso e contro quelli di perdere la propria verginità» (9) . 

Cappuccetto Babele 9.pdf 

Le note

1. Elisabeth Cook, Mito e fiaba per i bambini d’oggi,  (a cura di) Grazia Honegger Fresco, La Nuova Italia, Firenze, 1974., p. 56. Tit. orig.: The Ordinary and the Fabolous, Cambridge University Press, Cambridge, 1969.

2. Italo Calvino, Sulla fiaba, Einaudi, Torino, 1988. La raccolta di fiabe L’uccel bel verde e altre fiabe italiane, con le belle illustrazioni di E. Luzzati, Einaudi, Torino, 1972, si compone di fiabe per grandi e piccoli. L’edizione delle Fiabe di Jacob e Wilhelm Grimm curata da Calvino, con fiabe scelte e presentate da lui, per i tipi di Einaudi, riunisce duecento fiabe corredate dalle tavole a colori del pittore fiammingo Pieter Brueghel Il Vecchio, trovata di Giulio Bollati ed Elio Vittorini, come ci informa lo stesso curatore.

3. Le fiabe di Perrault sono disponibili in italiano presso varie case editrici, fra cui: I racconti delle fate voltati in italiano, a cura di Carlo Collodi, Firenze, Paggi, 1875; Storie del tempo che fu,  Mondadori, Milano, 1965. 

4. I. Calvino, op. cit., p. 87.

5. Ivi, p. 153. 

6. Bruno Bettelheim, Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe, Feltrinelli, Milano, 2002, p. 162. Tit. orig.: The Uses of Enchantment. The Meaning and Importance of Fairy-tales, Alfred A. Knopf, New York, 1976.    

7. Andrew Lang, grande raccoglitore di fiabe, accolse proprio questa versione senza lieto fine nel suo Blue Fairy Book [Libro azzurro delle fate] del 1889. 

8. Vladimir Ja. Propp, Morfologia della fiaba. Le radici storiche dei racconti magia, Newton Compton, Roma, 2003, p.35. Nella tavola a parte ho riassunto per completezza le funzioni dei due personaggi principali di Cappuccetto Rosso secondo lo schema presentato da Propp.

9. Erich Fromm, Il linguaggio dimenticato, Bompiani, Milano, 1994, p. 228. Tit. orig.: The Forgotten Language, 1951.

Da Cappucceto rosso a cappuccetto nero. Prima parteultima modifica: 2007-11-01T18:15:00+00:00da liviabi
Reposta per primo quest’articolo