Ligeia. Gli “elementi” della storia. Prima parte

3dc20e86a924b59fc2b28536e8496bcc.gifLinda J. Holland-Toll

Ligeia”:  gli elementi della storia. Prima parte

Traduzione e note a cura di Livia Bidoli

 L’articolo è stato pubblicato in Studies in Weird Fiction 21, , 1997, pp. 10-16.

La gran parte delle reazioni che ho riscontrato riguardo a “Ligeia” di Edgar Allan Poe, soprattutto di recente, quando fu scelto come argomento in un seminario sulle forme originarie della narrativa poliziesca, ed ancora quando l’ho assegnato come compito ad una classe che si occupava dei temi della narrativa horror per scoprirne i meccanismi, è che si tratti di un racconto che si concentra sull’incapacità di accettare la storia per se stessa, spesso descritta da commenti sul tipo di: ”questa storia non può essere credibile” oppure “il narratore è assolutamente inaffidabile” oppure “sono stato trascinato dentro questa storia da una corda attorno al collo”. Tutte queste osservazioni riflettono la riluttanza del lettore a ritenere il testo un vero resoconto od almeno una descrizione fedele di un evento soprannaturale e, di conseguenza, a giudicare credibile il suo narratore.

In “Ligeia” l’imperativo che il lettore è in grado di comprendere è l’intenzione di Poe di produrre un unico effetto particolarmente inquietante: l’orrore. Tutti gli sforzi di Poe quindi, sono diretti a produrre il frisson (brivido) [1] d’orrore necessario al lettore, e a tal fine Poe introduce delle ambiguità sia a livello della narrativa sia del narratore per spaventare e mettere a disagio il lettore. Per sperimentare questa sensazione di orrore puro direi che l’interpretazione che il lettore deve verificare sia quella “letterale”.  Donald A. Ringe nota in maniera alquanto convincente:

Non ci sono molti dubbi sul fatto che si debba intendere la rianimazione del cadavere di Rowena da parte dell’anima di Ligeia in senso letterale [2] … l’azione della storia supporta pienamente il tema annunciato nell’epigrafe: che attraverso la volontà di potenza Ligeia è stata capace, almeno per un momento, di trionfare sulla morte.” [3]

I tentativi di guardare alla storia da un punto di vista razionale quindi, in cui ogni evento ha una spiegazione naturale, oppure quelli di utilizzare una interpretazione metaforico-allegorica come principale, sono sicuramente destinati a fraintendere le intenzioni poeiane. 

La convenzione generalmente accettata che li indica come racconti del mistero, per esempio, in cui ogni singolo evento può essere spiegato in maniera ordinata, oppure come opere di narrativa realistica in cui ogni evento riflette la vita quotidiana, non si applicano obbligatoriamente alla horror fiction. La visione del mondo di Poe è spesso antitetica a quella di Sherlock Holmes che commenta in modo aspro: “Questa è opera di mortali, e deve rimanere così. Il mondo è abbastanza grande per noi. Non c’è posto per i fantasmi.”[4] Quello di Poe è un mondo in cui di frequente il razionale non può essere di fatto impiegato per spiegare la realtà, ovvero può soltanto chiarire gli eventi fino ad un certo punto; molto spesso è proprio questa incapacità di abitare in un mondo equilibrato e ordinato che genera l’autentico effetto di orrore. Piuttosto che concludere con le parole di Yaohua Shi che “… la fine della storia non è una vera e propria conclusione finché l’enigma non è chiarito,” [5] dobbiamo ammettere che il finale aperto rinforza l’orrore di un incubo da svegli, come Terry Heller evidenzia:

Per il lettore previsto dal testo, il racconto non ha una fine. Il ruolo del lettore implicito è sospeso tra due modi di comporre la storia, fra due realtà inadeguate che si escludono reciprocamente. Il desiderio del lettore implicito è di ottenere uno scioglimento completo, poiché si trova meno a proprio agio rimanendo incerto in una condizione di ambiguità, per questo non può essere sicuro di ciò che è accaduto e di ciò che non lo è, specialmente quando il suo ruolo investigativo è stato parzialmente definito, quando non c’è nulla di piacevole e molto di ciò che è orripilante riguarda i due poli tra i quali esitiamo … il lettore reale è stato intrappolato nel ruolo del lettore implicito. Il racconto è una trappola.[6]

 

Le note

[1] In francese nel testo, N.d.T.

[2] In corsivo anche nel testo, N.d.T.

[3] Ringe, Donald A. American Gothic: Imagination and Reason in Nineteeth-Century Fiction. Lexington: University Press of Kentucky, 1982, p. 135.

[4] Doyle, Arthur Conan. “The Sussex Vampire”. In Sherlock Holmes: The Complete Novels and Stories. New York, Bantam 1986, p. 535.

[5] Shi, Yaohua. “The Enigmatic Ligeia/’Ligeia.’ ” Studies in Short Fiction 28 (1991): 485-496.

[6] Heller, Terry. The Delights of Terror: An Aesthetics of the Tale of Terror. Urbana: University of Illinois Press, 1987, pp. 122-123.

 

La foto ritrae Virginia Clemm, la moglie morta giovanissima di Poe. 

Ligeia. Gli “elementi” della storia. Prima parteultima modifica: 2008-04-06T15:55:00+00:00da liviabi
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