“Ligeia”: gli elementi della storia. Quinta parte

373592629ee388aded19aa45153190e3.jpgLinda J. Holland-Toll

Ligeia”:  gli elementi della storia. Quinta parte

Traduzione e note a cura di Livia Bidoli

L’articolo è stato pubblicato in Studies in Weird Fiction 21, 1997, pp. 10-16.

Mentre l’azione si avvicina alla parodia, con il narratore che “in un momento di alienazione mentale [32] sposa in seconde nozze una donna che lui “aborriva con un odio di natura più demoniaca che umana…”, [33] e la fatale malattia della moglie, s’insinua una presenza aliena. Lady Rowena parla di movimenti e di suoni che il narratore all’inizio non ammette di vedere o sentire, e che preferisce invece attribuire al vento. Più tardi tuttavia riconosce: “ho visto… un’indistinta e pallida ombra di aspetto angelico – simile a quello che si può immaginare dell’ombra di uno spettro”. [34] La morte di Rowena, ossia il suo assassinio, commesso, direi, dallo spettro di Ligeia, segue a breve. 

Il marito di Rowena, sprofondato nel ricordo della perduta Ligeia, avverte dei suoni che in principio lo portano a pensare che Rowena è stata avvolta troppo presto dalle vesti funebri. Ed una certa misura d’orrore è, tutto sommato, comprensibile – egli d’altronde è seduto da solo in una lugubre e misteriosa camera di fronte ad un corpo avvolto in un sudario. In ogni modo, il suo orrore non è soltanto provocato dall’accorgersi di aver forse fatto indossare un sudario ad una donna ancora viva, ma riguarda certi dubbi piuttosto insoliti sull’identità del cadavere. A parte il pretesto razionale, il suo riferimento a “questo spaventoso dramma di resurrezione”, la sua asserzione di “non avere cognizione di quale selvaggia trasformazione avvenisse nell’aspetto fisico del cadavere”, il cenno a “colei che era morta”, [35] suggeriscono che i suoi dubbi riguardano l’identità di un cadavere appartenente al passato. Considerandolo in termini razionali quale altro cadavere potrebbe essere se non quello di Lady Rowena? Dopotutto è stato testimone della sua morte ed ha vegliato sulla salma. Che motivo ha di riferirsi alle spoglie come a “la cosa che era stata avvolta nel sudario”? [36] E, nonostante le domande retoriche che puntano come prima a sovvertire la realtà, sia riconoscendo il narratore come conforme alle regole, oppure subordinandolo al “triangolo” del narratore implicito e autore-lettore, quale motivo ha di dubitare dell’identità del cadavere? Questa domanda è cruciale: o lui sa, come l’autore implicito ed il lettore, o ne è all’oscuro, vittima di orrendi sospetti.

I suoi dubbi, “poteva essere Rowena in vita…poteva essere proprio Rowena …”, [37] e le successive investigazioni che ammettevano potesse trattarsi veramente della bocca, delle guance, del mento di Ligeia, sono soltanto l’orpello che un infelice narratore infligge ad un’intollerabile realtà postulata dall’autore implicito. Subito dopo aver riconosciuto che quella poteva non essere la salma di Rowena, è “investito da un’indicibile follia [38]. A questo punto della narrazione l’irrazionalità domina la razionalità. Tuttavia, per quanto il lettore legato alla razionalità possa resistere, è Ligeia che si trova davanti a lui, una Ligeia resa autentica dalle precedenti ed indiscutibili descrizioni attinenti ai capelli e agli occhi, incompatibili con quelli di Rowena, che aveva i capelli biondi e gli occhi azzurri. Il lettore, in fin dei conti, ha ben poche ragioni di dubitare della dettagliata ed alquanto analitica descrizione del narratore. Ligeia è alta e snella, ha i capelli neri, gli occhi scuri, è colta e facoltosa. E morta. Almeno per quel che ne sappiamo noi lettori. E certamente suo marito l’ha riconosciuta come morta e sepolta.


In questo modo, limitando l’analisi agli eventi descritti dal narratore, indipendentemente dal fatto di considerarlo affidabile o inaffidabile, possiamo arrivare a chiarire quello che sta realmente accadendo? Il narratore ha sposato per amore una donna della quale non sapeva nulla e fortemente sospettata forse prima, al contrario e più verosimilmente dopo la di lei “morte”, di non essere umana ma fondamentalmente un succubo che ha intrappolato la sua anima. Le conseguenti istanze e chiarimenti non servono a stabilire un nesso logico, piuttosto sono intenzionalmente diretti a sovvertire la razionalità che ci si aspetta dalle descrizioni di un narratore attendibile rispetto a dei casi umani. Ironicamente, le domande, attentamente formulate, mentre sembravano funzionare ad un livello razionale rassicurando il lettore, di fatto lo portavano al punto in cui la razionalità viene meno e l’inesplicabile prende il sopravvento irretendo il lettore quanto i personaggi.


Ligeia era davvero là ed il narratore perse la testa nel momento in cui si trovò di fronte un cadavere ambulante, oppure il narratore era semplicemente pazzo dall’inizio? Secondo quel che dice il narratore la prima moglie, che non fu mai soggetta alle limitazioni umane, è ritornata. Nemmeno la sua follia scredita automaticamente tutto ciò che dice, difatti molti dementi riescono a riportare le loro esperienze con completa esattezza. Sebbene possa essersi sbagliato in precedenza e quale che siano le spiegazioni razionali escogitate per i numerosi aspetti innaturali od inumani di sua moglie, a questo punto la razionalità deve arrendersi dinanzi alla force majeure [39] dell’irrazionalità. Come è stato precedentemente stabilito in dettaglio e sottolineato dalla narrazione, gli occhi di Ligeia la contraddistinguono come un essere del tutto unico. Lo sforzo finale e necessario per sciogliere il suddetto nodo fondamentale è proprio questo – che piaccia oppure no, il razionale è stato sostituito dall’inesplicabile e dall’irrazionale.  Nemmeno tutti i ragionamenti di questo mondo possono rendere comprensibile una realtà come quella rappresentata dai capelli e dagli occhi di Ligeia. Ammettendo oppure no che vi siano dei limiti alla conoscenza del narratore, dobbiamo comunque affidarci alla sua storia giacché si conforma alle norme dettate dall’autore implicito. Accogliere la storia del narratore significa completare il processo, così sottilmente sorretto dal principio alla fine della storia, di dimostrare l’inutilità di concepire il razionale come suprema forza nell’universo. Anche il lettore che non è in condizioni di sospendere l’incredulità durante tutta la storia, si rende conto della potenza racchiusa nelle ultime parole del narratore.
 
In questo almeno,” urlai a gran voce, “non potrò mai ingannarmi- questi sono i grandi, neri e fulgidi occhi- del mio amor perduto– della mia signora- di Lady Ligeia. [40]
 

Le note

[32] Ivi, p. 235.

[33] Ivi, p. 237.

[34] Ivi, p. 239.

[35] Ivi, p. 243

[36] Ibid.

[37] Ibid.

[38] Ivi, p. 244.

[39] In francese nel testo, N.d.T.

[40] “Ligeia”, in The Portable Poe, cit. p. 244.

 

Dipinto di Fernand Knopff, Marguerite Knopff, 1887. 

“Ligeia”: gli elementi della storia. Quinta parteultima modifica: 2008-05-03T16:10:00+00:00da liviabi
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