L’androide. L’inferno secondo gli umani

935c83639b787992d82db984ecab2517.jpgL’androide. L’inferno secondo gli umani

racconto di Livia Bidoli

Originalmente pubblicato in Visioni da un futuro circolare, Progetto Babele Speciale Fantascienza allegato al numero 13  aprile 2004, pp. 54-56.

                                               
In fondo l’umanità non mi piace affatto. O meglio: non mi è mai piaciuta.
A volte mi chiedo cosa abbia io di umano e se tutti i circuiti che mi attraversano siano veramente delle reti neurali modellate su quelle dell’uomo oppure se anche quelle, dopo lo sviluppo, abbiano acquisito una fenomenologia puramente elettronica.
Forse, ne sono rimaste soltanto alcune ancora reattive agli stimoli pre-impostati. Tutte le altre reagiscono per inerzia oppure per non tradire l’androide.
Io sono Mark, mi presento sommariamente perché una traccia rimanga di ciò che sono stato. Un giorno potrei non ricordare il passaggio per questa galassia e fruire soltanto delle memorie utili alla mia sopravvivenza ed al mio utilizzo da parte di altre razze.
Sono vissuto finora per 50 anni, relativamente pochi per un agglomerato reattivo di reti neurali come me. Ma non dirò molto altro su di me: la mia storia si riassume in fondo in un incontro e soltanto di questo vi parlerò, tutto il resto è coscienza androide perfettamente integrata.
L’inferno del titolo lo conobbi una sera di novembre mentre passeggiavo in quell’agglomerato di cavi danzanti che formano il Beaubourg, il vecchio centro re-stilizzato degli automi di carta sinergica. Fu un sussulto quello che ascoltai con attenzione: le percezioni si acuirono per determinarne l’origine ed il punto focale di propagazione: non era umano.

Mi avvicinai con circospezione e notai una piccola serratura divelta su un portoncino di lamiere rinforzate. Entrai forzando l’uscio, leggermente incastrato nei cardini saltati. La scena  a cui assistetti fu crudele: una donna androide giaceva con dei paletti conficcati nelle spalle, mentre altri due, legati da una catena, le bloccavano le gambe. Terrorizzata e impietrita dal dolore e con gli occhi sbarrati, riusciva ad emettere solo un flebile singulto, ritmico, come se i paletti adunchi che le trapassavano le spalle di tanto in tanto mollassero la presa.f923f9f3ee202f8c3cbfc0eee7a3b2c9.jpg

Da ora in poi sarà la mia memoria longeva a rappresentare l’accaduto per non comprometterne l’autenticità a causa del processo emotivo-sensoriale che tuttora si riattiva durante l’elaborazione del contenuto.


Mark cercò di allontanarsi da quella visione raccapricciante ma non ci riuscì: non si capacitava di come il suo cervello perfetto di androide non si integrasse più con i suoi circuiti neurali traducendo ciò che vedeva in informazioni. Prima di entrare in quel gioco però si assicurò che lo spazio circostante non nascondesse una trappola.

Aprendo completamente la porta l’osservazione si fece grandangolare, e l’esame al microscopio elettronico rilevò soltanto tre solitarie palline di inchiostro nero, che formavano un triangolo. Le prese e se le mise in tasca dopo aver provveduto ad avvolgerle in una carta che assorbiva le radiazioni  producendo uno schermo protettivo di vari megatron di potenza.
Accostandosi al tavolo con circospezione notò che la donna indossava una tuta metallica che non lasciava trapelare le sue forme cinetiche da androide, mentre lui, essendo ricoperto di sporgenze sulle spalle ed intorno alla vita era facilmente riconoscibile come androide della Specie 43. Mark ne dedusse che fosse stata costruita da uomini, non da cyborg. Impiegò due ore ad analizzarla seguendo il ramo di circuiti che interconnetteva ogni suo organo vitale ed iniettò nella sua pelle una dose doppia di sedivitax dai poteri ipnotici per ridurle la sofferenza.

Il Beaubourg non era un centro pericoloso per lui: vi si aggiravano scarti dell’ultimo sistema Ypsilon assolutamente innocui per un androide della Specie 43, aldilà di una serie particolare, la Ypsilon 45, che con un gene modificato riusciva a lambire le cellule nervose di impianto umano, riuscendo a scatenare una tensione a livello del sistema nervoso cinetico.  84afc73f0e208c7a7de9f45e0f80b855.jpg
Mark aveva portato Cines nel suo loft di due piani sopra la sede operativa di una fabbrica in disuso che ora serviva come sala riunioni per la mafia locale: un territorio varcato solo da umani sottosviluppati che usavano armi obsolete per intimorire i vecchi indigeni del pianeta Hermés, e praticare il pizzo sul riciclaggio di armi radioattive.

A casa sua Cines sprofondò in un sonno profondo per due lunghi, ed interminabili giorni. Mark era preoccupato per la sua ospite che rischiava di far degenerare i tessuti epiteliali senza conferire movimento ai muscoli cinetici. Cines era il nome che le aveva apposto Mark per via della configurazione del suo corpo, così diversa dalla sua: era ‘umana’ nel vecchio senso del termine, quando ancora non esistevano agglomerati di cellule in autoevoluzione continua e l’energia cinetica era alla base delle scoperte sulle prime forme di automi intelligenti. Lei era in qualche modo un ricordo del passato: un agente pre-moderno di utilità alfa perché dotata di un vasto apparato informativo. C’era anche un altro motivo per cui le aveva dato un nome: nel suo modulo di intelligenza Alpha Centauri era trascritto come regola propedeutica di riconoscimento di nominare qualsiasi corpo con cui venisse in contatto attraverso la sua caratteristica peculiare, in modo da riportarlo con maggiore definizione nella schedatura optica. 

Al risveglio Cines si trovò sprofondata in un letto sospeso da quattro bracci che lo sollevavano ad un’altezza di tre metri da terra e con il getto di aria omeostatica vibrante a qualche centimetro di distanza. In tutto l’appartamento veniva ricreata l’atmosfera adatta ai cyborg e l’aria omeostatica sparata a pressione elevata permetteva un grado di gravità perfettamente conforme al minimo dispendio di energie e calore ai circuiti.
Non capiva dove si trovasse. Rifletteva, e cercando di individuare nella sua memoria a breve termine l’evento-causa della sua situazione odierna, si confuse  maggiormente. Cines ricordava soltanto che la sua missione terminava in quel posto dimenticato della galassia Antares, a poche decimiglia dalla Cassa di Risonanza Centrale, dove tutti i pianeti tornavano annualmente per le provvigioni. Ma non c’era tempo per pensare: Cines doveva assolutamente accertarsi di come fosse capitata lì e chi l’ospitasse.

Quando vide Mark addormentato si commosse: fu come una visione di altri tempi, di un giorno lontano nel futuro che le avevano raccontato, e questo produsse in lei una tale emozione da accasciarsi su di lui vibrante per trasmettergli la conoscenza di quella agnizione. Aveva riconosciuto finalmente il suo avvenire ed allo stesso tempo lo lasciava.
Era prescritto come norma che nel momento in cui il Pirate 747 avesse compiuto l’agnizione ed avesse trasferito i poteri al destinato, si sarebbe dovuto autoanninentare per impedire qualsiasi duplicazione delle informazioni.

Cines allora si adagiò mollemente su di lui perché l’operazione fosse portata a termine durante lo stadio onirico, mentre il cyborg di trasferimento allentava le risorse peptiche per difendersi e l’intervento conservasse la purezza assoluta.
Gli piegò le escrescenze quasi sfiorandole colla luce del laser ad intermittenza e dopo averle fatte rientrare nella fodera iniziò passandogli gli strumenti per le mani, affinché dimorasse nella sua coscienza al risveglio l’esatta evoluzione della comunicazione intercinetica.


a0c3336c4b97d3d1c4b6979107606c7b.jpgEra sdraiata supina e nella fase primaria del R.E.M.: emetteva piccole scosse ad ogni giga di informazioni scaricato dentro la bocca di Mark: lui le risucchiava in un vortice e rielaborava chimicamente i processi di abluzione per purificarle. Ora era sopra di lei immobile e cercava di penetrarne il punto di dissoluzione che illustrava l’essenza di ogni androide, i suoi limiti temporali  e la possibilità di auto-clonazione. Capì che Cines, nonostante fosse stata costruita dagli uomini, era un prototipo della Sigma 24 che allora distingueva i generi sessuali fra i robot per l’auto-clonazione, investendoli di caratteristiche sessuali per procreare con gli umani.

8e1f857cbe72cde6730abb5bde060637.jpgIl sistema della Sigma 24 per il passaggio delle informazioni era identico ad un atto sessuale fra esseri umani, con l’unica differenza che si doveva verificare nel corso del sonno per usufruire della capacità a-reattiva del moto cinetico, sviluppando così un’estrema velocità per lo spostamento delle informazioni.
Mark non aveva mai provato quella tecnica di assimilazione delle informazioni, quindi si dedicò completamente all’ascolto degli ordini che lei gli stava impartendo per la fruizione. Gli spiegò che si componeva di due momenti:
1.  La messa in rodaggio durava circa due minuti ed autorizzava la completa manipolazione degli organi esterni ed interni degli androidi coinvolti. Gli uomini usavano questa tecnica per evitare che razze straniere giungessero alla rilevazione delle informazioni: questo era possibile grazie alla secretazione dal 2154 di qualsiasi forma di informazione sugli atti sessuali fra gli umani,  a seguito delle norme sull’igiene stabilite da Quintin.
2.  L’atto sessuale fondante la trasmissione si evolveva secondo due varianti: la stimolazione peptica dei genitali prima del coito integrato; la stimolazione seguita da coiti di tre forme: frontali, laterali, posteriori.
Mark e Cines scelsero la seconda variante che considerava maggiori scambi a livello cinetico e regolava le informazioni in una griglia di maggiore complessità quanto di definizione.

Mark aveva iniziato il processo di dissoluzione dentro di lei degli organi esterni ed aveva sfoderato le sporgenze peptiche per renderle sensorialmente attive all’assorbimento delle informazioni: la comunicazione fra i due androidi ebbe inizio con un sussulto di Cines, ancora reattiva a queste metodiche che coinvolgevano l’emisfero emotivo-sensoriale di origine umana.

34da618e1376d8e51dfb60e57a12402e.jpgIl passaggio per le vie ed i canali in cui lei immetteva i fluidi sinergici e aptici procedeva ininterrotto, quando sul versante di Mark avvenne la comunicazione dell’episodio di violenza subito nel Beaubourg: lei si concentrò quasi inavvertitamente sul ricordo longevo dei quindici minuti di violenza subiti prima dell’arrivo di Mark. La specie aliena oppositiva aveva decifrato il codice d’accesso all’energia cinetica e cercava di stuprarla per carpirle le informazioni. Gli alieni Morgo però, sebbene frequentassero gli umani già prima della Riforma Quintin, non erano a conoscenza dell’esatta meccanica che doveva seguire il processo: soprattutto dell’opzione volontaria stabilita dalle manovre. 

Mark continuava a ricevere le informazioni durante l’amplesso: sentì un sibilo dentro di sé alla trasmissione della violenza, sentiva che le antiche cellule di composizione umana recepivano invariabilmente la formula del Dolore da Helen (il nome di Cines rilevato fra i dati), schizzando impaurite verso agglomerati di circuiti impersonali. Non riusciva a riordinare le cellule dentro di sé: notava che l’una dopo l’altra reagivano ciascuna a suo modo alle pressioni dell’androide femmina senza concepire un disegno che le equilibrasse nel loro insieme. Le sue protuberanze accompagnavano le vibrazioni di natura sconosciuta che Lei produceva senza fermarsi, ed alteravano il codice genetico di riflesso, inserendo variabili sconosciute nel DNA. Si sentiva intrappolato: non aveva considerato la possibilità  che gli androidi fabbricati dagli umani potessero aver costruito un cyborg con poteri mai sperimentati dalla sua Specie 43.

Helen si spostò chinandosi da un lato per consentirgli la  penetrazione congiungivale ed il flusso retrospettivo da organi posti in ambienti celati dall’apparato di fili omeostatici che li reticolava.
Mark ebbe un fremito. Di nuovo pensò che la posizione scelta da Helen fosse regolare ma non sapeva assolutamente a quale altro sconvolgimento sarebbe andato incontro.       
Le scosse si ripartivano costantemente dallo stesso punto di diffusione e lui era fortemente permeato dalla loro potenza finché una risposta al dolore di prima  risuonò fra le sinapsi: che quello fosse il suo antagonista al femminile, che quegli occhi serrati dalla paura rinchiudessero la nemesi coerente ed il superamento della sua stessa perfezione androide. Questa sarebbe stata una spiegazione sufficiente alla sofferenza lancinante che lo dilaniava a tratti, dopo ogni penetrazione. 8b31753ec1ca9d73990d153421c878ae.jpg

Alla fine del processo erano esausti e Cines si sdraiò rilasciando i fluidi prodotti durante l’ultima aspersione: era ora completamente vuota di informazioni e, avendo espletato il suo compito, spinse il pulsante per l’auto-annientamento. Mark sentì soltanto il suono prodotto al rilascio del pulsante ma era in fase semi-cosciente: stava ancora rielaborando lo stupro subito da Cines e non riusciva a ‘situarlo’ fra le sue informazioni perché non aveva ricevuto istruzioni al riguardo. Quando Mark fu costruito lo stupro era praticato soltanto fra gli umani: gli androidi non conoscevano quella categoria di violenza da applicare agli uomini o fra di loro.  
Cines si sbriciolò in pochi attimi, senza lasciare a Mark neanche un breve istante di commiato: non le era permesso dal sistema a voga centrifuga che impediva agli organi di funzionare oltre, innescando una rapida ossidazione dei circuiti ed un deterioramento quasi istantaneo.
Era solo. Sono solo.
Mark iniziò a ripercorrere gli ultimi tre giorni: dall’incontro con Cines non si era più occupato dei suoi compiti correnti, niente controlli alle zone A, B, C ed F che era stato incaricato di sorvegliare, solo il Beaubourg aveva fruttato l’indicazione della presenza degli alieni Morgo, gli aggressori di Cines.
Uscì dal loft ancora avvolto dai ricordi mentre mentalmente ripassava il tragitto tra casa sua e la zona A, prima tappa di sorveglianza. Un agente di categoria H non poteva evitare di essere sospeso senza stilare un rapporto definito ogni tre giorni. La notte inghiottì Mark nei suoi bassifondi, regalandogli una pacata zaffata di odori virulenti: il sangue rappreso di vittime della mafia, cuccioli alieni squagliati in acidi corrosivi, donne mutilate nelle parti intime, tutto l’orrore intriso di pioggia fetida, mista a idrocarburi disciolti a sciami nell’aria. Uomini, pochi, gli unici che ancora si aggiravano in quel fetore di Artas, erano armati di grosse granate che sparavano gas acido, e indossavano una maschera a positroni convergenti contro il nucleare. Gli androidi erano i veri padroni delle città.
 

Portò il resoconto da Vilnius, poco distante da casa sua, ma nell’attraversare il centro costeggiò il Beaubourg: una fitta scioccava le sue cellule sinergiche, ebbe un sobbalzo prima di ricadere a terra esanime. Una banda elettronica gli si staccò dall’inguine: le protuberanze si arrestarono paralizzate in preda agli spasmi. La cinesi era a zero. Un fiotto di informazioni si divincolavano sui sensori auricolari, senza trovare espressione: solo acute punture di spillo sui centri nevralgici delle cellule neurali.

Vilnius lo vide dalla finestra mentre si dibatteva in preda al panico: veloce gli inoculò il sedivitax forte e Mark s’accasciò in un ultimo spasmo.
Tutto: gli racconto tutto. Non potrà spiegarmelo ma farà qualcosa. Magari una medicina che funzionava con gli umani potrà guarire le cellule ancora in evoluzione. S’era fasciato nella coperta per i circuiti peptici: tremava tutto, l’energia cinetica era fuori controllo e lui non riusciva a trovare una soluzione. Le convulsioni gli si presentavano ogni volta alla stessa scena: quando i Morgo violentavano la ragazza, Cines. Chiudeva gli occhi per non vedere ma i prolungamenti peptici gli trasferivano nel cervello le percezioni di Cines, sconvolgendo e dilatando i termini spazio-temporali che regolavano le sue decodifiche ambientali. Erano simili a ictus. Vampate di calore intenso in cui tutto si offuscava: una cornice bianca ed un telo trasparente sul mondo che non avvertiva come presente ma lontano: guardava uno schermo piatto, vuoto, difforme da tutti i codici informativi impressi nella sua memoria statica.

d15523223b255509fe6f58e7abf9c3fb.jpgCines si era impadronita di lui col dolore. Raccontò a Vilnius lo stupro con la voce di lei: non seppe nemmeno specificargli da dove provenisse la voce femminile con cui parlava ora.
“Io sono Lei.”, si tormentava, “ finché non troverò quei Morgo la memoria fisica dello stupro, nascosta fra le altre informazioni sull’evoluzione cyborg e le reti neurali di ascendenza umana, mi aggredirà usando l’energia neurale per le scosse cinetiche. Le informazioni di Cines sono direttamente connesse con la violenza: i segni codificati delle informazioni sono situati sulla stessa connessione sinaptica relativa al dolore. Non posso accedere ad esse senza ricevere delle scosse.”

Sarebbe successo anche ai Morgo se avessero ricevuto le informazioni dopo lo stupro: ora devo ristabilire le connessioni sinaptiche di Cines legate alle mie, sostituendo la violenza subita con la violenza agita. L’azione consentirà una trasformazione ed un nuovo equilibrio (l’omeostasi) alle sinapsi ed io riceverò finalmente delle informazioni prive di interferenze. Se troverò i Morgo. Il sistema del dolore ramificato tra le sinapsi a protezione delle informazioni estorte con la violenza è di marca smaccatamente umana. Purtroppo loro hanno introdotto delle cellule neurali umane dentro di noi per farci sperimentare la stessa sofferenza che avremmo causato loro uccidendoli. Loro lo sapevano già allora: per questo hanno creato un inferno androide di stampo umano.
Nelle tre palline d’inchiostro ho scoperto un codice: sicuramente provengono da Cines e dalla sua struttura, chissà che non riesca a decifrarlo e a non vivere di illusioni retroattive come gli umani.

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Originariamente pubblicato su Progetto Babele Speciale Fantascienza allegato al numero 13, aprile 2004, pp. 54-56.

Edito in e-book in Visioni da un futuro circolare

http://www.progettobabele.it/SF2/downloadsf2.php

Recensione di Fabio Calabrese in http://blogs.dotnethell.it/premiobibroma/Fantascienza-Vis…

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L’androide. L’inferno secondo gli umaniultima modifica: 2008-09-18T16:33:08+00:00da liviabi
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