Dai grilli alle druse. Quarta parte

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Grilli e druse: viaggio nell’antica ibridazione.
Dai grillos greci alle multiformi partenogenesi di Bosch e Brueghel. Quarta parte.

 di Livia Bidoli

Le druse di Stuchlik

Jaroslav Stuchlik, professore di psichiatria all’Università di Praga, ha incentrato molti dei suoi studi sulla formazione delle druse verbali e grafiche ed il senso che gli conferivano i loro autori. La drusa verbale è quello che Lewis Carroll in “Alice nel paese delle meraviglie e attraverso lo specchio” (1) chiamò col nome di “portmanteau-words”, tradotto comunemente con “parola-valigia” oppure “parola-baule”. Stuchlik ce le spiega così: «esse sono formate dall’unione di frazioni di parole e ciò determina la formazione di parole nuove»(2).

Stuchlik intende queste formazioni, chiamate più genericamente blends in inglese, seguendo l’analogia etimologica che si usa in mineralogia: drusa in questo campo significa propriamente agglomerazione di cristalli o di spezzoni di cristalli, di rimando per le druse verbali, è indice di un agglomerato di frammenti o parti di parole(3).

Stuchlik tratta delle druse verbali e ‘grafiche’ (tra poco espliciteremo con degli esempi cosa si intenda per druse grafiche) negli anni a cavallo del 1960 ma già nel 1933, come lui ci riporta, lo studioso Harold Wenworth ne contava ben tremila nella letteratura inglese e anglo-americana e  nel linguaggio giornalistico. Un altro linguista, Wemberg, pubblica uno studio sulle yiddish blends (druse del dialetto yiddish). Gaston Ferdière, psichiatra vicino ai surrealisti e ad Antonin Artaud, pubblicò uno studio proprio sulle druse: Notes préliminaires sur les “Portmanteau word” de Lewis Carroll.

Per distinguere le druse verbali da forme similari Wenworth prima di tutto stila una lista di trenta nomi per segnalare questo tipo di formazioni,  e Stuchlik ne esclude subito i protogrammi, parole formate dalle sillabe iniziali di determinate parole con cui vengono ad accoppiarsi per originare un significato. In particolare ci si riferisce a sigle che stanno ad indicare organizzazioni mondiali come l’ONU; l’UNESCO, etc. Di conseguenza sono esclusi anche gli acronimi poiché come questi ultimi non rappresentano delle vere e proprie contaminazioni tra diverse parole. 

Stuchlik durante i suoi studi sulle druse ha inoltre incontrato un autore di druse grafiche: un uomo di circa sessant’anni, operaio, di istruzione scolastica media ma molto colto ed autodidatta, quindi non sistematico nell’elaborazione. Quest’uomo non è un paziente di Stuchlik ma collabora alla sua ricerca fornendogli i disegni che produce e coadiuvandolo nel chiarimento di quest’ultimi. Un esempio lampante e intelligibile dell’unione tra due parole diverse in forma grafica e scritta è il disegno di un elefante al quale al posto delle zampe si possono osservare delle ruote, come di bicicletta. Slondal è il suo corrispettivo verbale del quale l’ha dotato lo steso autore, di lingua ceca come lo psichiatra. “Slondal”è il composto tra Slon, l’elefante e pedal,  a pedali.

A questo parallelo tra druse verbali e grafiche ne seguono altri, di forma maggiormente complessa, come quello che Geza (l’autore) chiama “Rorschach all’inverso”: gli oggetti da cui si parte sono sei e corrispondono ad un pesce, una ragazza (4), un succhiotto, un bruco, una vacca ed una macchina. Questi elementi, in una serie di variazioni, si associano formando in ultimo una specie di mostro-femmina-macchina (5) composto da tutti gli oggetti appena elencati. La versione scritta di questa drusa, che è passata attraverso fasi di unione fra due parole in forma di parola-valigia (6), giungono ad una finale poisucevamachenille, di cui Geza dà una spiegazione rudimentale aldilà della “vierge cibernétique” (vergine cibernetica) con cui intende la creazione meccanica grazie alla quale ha trovato forma.

In questi neomorfismi (7) verbali e grafiche di Geza, Stuchlik rinviene una manifesta evasione dalla realtà che però non impedisce alle realizzazioni di Geza l’incastro corretto delle sillabe e l’ortografia accurata, soprattutto quando è la fonetica ad essere determinante nelle scelte morfologiche. Stuchlik  puntualmente afferma a proposito di questa tipologia di druse: «elles condensent les significations des formes primitives qu’elles fusionnent. Les néographisme correspondant ont la même valeur d’expression. […] On assiste ainsi aux passages de la forme normale à la forme composite relativement simple («portmanteau drawing»), de cette forme composite au néomorphisme de plus en plus complexe, dont le monstre final est un excellent exemple» (8).

– Continua –

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Originalmente pubblicato in  «Zabaione di Pensieri», n°.5-6, dicembre 2003, anno III,  p. 16-17

Le note 

1. Lewis Carroll, Alice’s Adventures in Wonderland and Through the Looking-Glass. And What Alice Found There, Penguin, London 1998.  
Alice nel paese delle meraviglie. Attraverso lo specchio, traduzione, prefazione e note di Milli Graffi, Garzanti, Milano, 2001.
2. Jaroslav Stuchlik, “Sulle druse verbali”, in Il Pisani, 84, 315, 1960 (pp. 315-326), p. 315.
3.  Ivi.
4. Pucelle in francese significa anche ‘vergine’, in seguito sarà evidente quanto valore ha questo significato nell’elaborazione di Geza (N.d.A.).
5. Jaroslav Stuchlik et Jean Bobon, “Les «druses» écrites et dessinées (Kontamination, blendings): pathogénie de certains néomorphismes”, Acta neurologica et psychiatrica belgica, vol. 60, fase 6, giugno 1960, p. 535 (traduzione  a cura dell’Autore).      
6. Tipica invenzione di Lewis Carroll ed apparsa per la prima volta in Alice nel paese delle meraviglie (1865), sono formate dalla compressione di due significati in una parola sola il cui senso abbraccia entrambi i termini: esempio di chiara intelligibilità quello fra i nomi Riccardo e Guglielmo, che darà origine a Richielmo, spiegato  dallo stesso Carroll nella Preface a The Hunting of the Snark. An Agony, in Eight Fits, in The Penguin Complete Lewis Carroll, Harmondsworth, 1982. Trad. it.: La caccia allo Snualo, traduzione, prefazione e note di Milli Graffi, Edizioni Studio Tesi, Pordenone, 1990. 
7. Chiamati così da Stuchlik qui più avanti e in altri lavori, vedi: “Les néomorphisme du langage dans la langue dite poétique”, Annales medico-psychologiques, I, tomo I, gennaio 1963, pp. 1-11.  
8. J. Stuchlik e J. Bobon: «Esse condensano i significati delle forme primitive che fondono. I neografismi corrispondenti hanno lo stesso valore d’espressione. […] Si assiste quindi ai passaggi dalla forma normale alla forma composita relativamente semplice («disegno-valigia »), da questa forma composita ad un néomorfismo sempre più complesso, di cui il mostro finale è un eccellente esempio»,op. cit., pp. 535-536 (traduzione a cura dell’Autore)..  

Dai grilli alle druse. Quarta parteultima modifica: 2008-11-20T18:05:00+00:00da liviabi
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