Labirinti Letterari

Dai grilli alle druse. Terza parte

Grilli e druse: viaggio nell’antica ibridazione.
Dai grillos greci alle multiformi partenogenesi di Bosch e Brueghel. Terza parte.

di  Livia Bidoli
 

Dal pesce volante alla sirena

L’immaginario greco antico connette fin dai primordi gli elementi dell’acqua e dell’aria sia nella pittura vascolare che nella sua mitologia tragica, ed Aristofane stesso “dava per scontata la stretta analogia tra volare e navigare” (18)  rappresentando le sirene con ali falcate: ”le loro ali, spesso ricoperte di morbide piume, di solito si estendono all’indietro, rivolte dalla parte opposta rispetto all’oggetto della loro attenzione” (19), appunto come le pinne dei pesci. Questo spiega ampiamente come nell’iconografia medievale la sirena appaia “sotto due forme distinte: in una è rappresentata come donna-uccello, simile ai modelli classici tramandatici dall’arte vascolare, mentre nell’altra è trasformata, attraverso una mescolanza con altre figure mitiche, le Nereidi, le ninfe del mare, in una creatura fantastica marina, dalla tipica coda di pesce.” (20

La genesi della sirena riguarda quindi, sia il mare che l’aria (21), come d’altronde il pesce volante nella Tentazione di Sant’Antonio di Bosch e nel pannello centrale del Giardino delle delizie: ambedue, pesce e sirena,  sono strettamente legati ad un’immagine del femminile fatale come ci ricorda Bril: ”le sirene sembrano il prodotto di una sintesi tra una fiaba arcaica, relativa ai pericoli delle prime navigazioni, e l’immagine orientale della donna-uccello, che si impadronisce degli esseri viventi per segnarne il destino. Sotto questo aspetto le sirene si possono apparentare alle arpie […] come le sirene, esse sono rappresentate sotto forma di donna alata o anche di uccello dalla testa di donna, sorta di chimera che si ritrova nell’inconografia araba. Le arpie avevano artigli acuminati e, talvolta, una criniera di cavallo.” (22

Nella tradizione cristiana il pesce è anche simbolo di Cristo però è anche vero che “il pesce è il simbolo del contenente raddoppiato”, come spiega Durand che “sembra portare l’accento sul carattere involutivo e intimistico dell’inghiottimento [che] sta quasi sempre a significare una riabilitazione degli istinti primordiali. E’ questa riabilitazione che indicano le figure dove una metà di pesce viene a completare la metà di un altro animale o di un essere umano [la sirena] ventre sessuale e ventre digestivo sono qui in simbiosi.” (23

Nelle druse di Geza abbiamo sia il pesce che la sirena, simboli marcatamente sessuali, i primi che lui sceglie per la serie di figure da raccogliere per la sua composizione. Mia Cinotti riguardo al significato del pesce dice: ”se con scaglie, la purezza, o – nelle «chiavi dei sogni» – la voluttà, ovvero l’angoscia, o – nella simbologia freudiana (e, già nel folclore)- il sesso maschile. Se morto (specie se privo di scaglie), il peccato.“(24)  Inoltre nella scelta della sirena viene sottolineato un aspetto alla base dell’erotismo orale del bambino, spiega ancora Bril: ”l’attrazione esercitata dal seno femminile ha le sue radici nella funzione nutritiva e alla fusione orale che essa suggerisce, si contrappone la fusione genitale che sarà interdetta dal carattere orrido e spaventoso della parte bassa del corpo.”(25) Tratto saliente delle sirene, come affermano Cattabiani ed Hart è il loro aspetto seduttivo soprattutto nell’interpretazione medievale che raccoglieva molte concezioni d’uso comune nei bestiari di cui abbiamo sinotticamente informato prima, questa caratteristica si rivela come centrale nella drusa grafica di Geza.

Per stendere un parallelo maggiormente pregnante per la nostra ipotesi osserviamo anche come nei dipinti di Bosch ritroviamo il pesce volante con in groppa una ragazza, come enti che si compongono o si avvicinano fra di loro, “cavalcate” naturalmente che rimandano al rito sabbatico delle streghe, altre raffigurazioni del femminile meduseo e terrifico, che hanno la stessa matrice della sirena, la “Grande Madre”, simbolo nictomorfo che vede in Lilith l’epigone più antico ed illustre.  

Geza, a conferma di questa attrazione pulsionale esercitata dalla sua sirena, ha un comportamento particolare quando ”guarda a lungo il suo quadro, cade allora in una certa estasi moderata e si mette a gridare: «Oh, vergine cibernetica, oh il tuo caro pube verginale, oh tu che sei nata adulta…!». Egli quindi si ferma, e completamente fuori dall’estasi, torna verso l’autore di questo studio con queste parole: « E’ così che nasce il feticcio fenomenale, lo comprendete bene, non è vero, Signor Professore?»(26). L’effetto che la composizione ha sul nostro paziente è quello di un totem, di una rappresentazione di forze potenti che albergano dentro di sé e lui attribuisce al quadro, di natura evidentemente sessuata e attraente, quale lui disegna nella sua prima contaminazione da lui prescelta.

– Continua –

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Le note

18. Clive Hart, Immagini di volo. Il tema dell’ascesa e della caduta nella cultura occidentale, Red Edizioni, Como, 1993, p.95 e ss. Tit. orig.: Images of Flight, University of California Press, Berkeley, 19 88.  
19.  Ivi, p. 121.
20. Ivi, p.224. Cfr: 
21.  Cfr.: Alfredo Cattabiani, Volario, Mondadori, Milano, 2002. 
22. Jacques Bril, Lilith o l’aspetto inquietante del femminile, ECIG, Genova, 1990. Tit. orig.: Lilith ou la Mère obscure
, Payot, Paris, 1981, p.83.
23. G. Durand, op. cit., pp.216-217.
24. Mia Cinotti (a cura di), L’opera completa di Bosch, presentazione di Dino Buzzati, Rizzoli, Milano, 1997, p. 119. 
25. J. Bril, op. cit., p. 166. 
26. Jaroslav Stuchlik, “Sulle druse verbali”, in Il Pisani, 84, 315, 1960, pp. 325.

Dai grilli alle druse. Terza parteultima modifica: 2008-11-21T20:00:00+00:00da
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