Labirinti Letterari

Dai grilli alle druse. Seconda parte

Grilli e druse: viaggio nell’antica ibridazione.
Dai grillos greci alle multiformi partenogenesi di Bosch e Brueghel. Seconda parte.

di Livia Bidoli

I grilli  
  
Con la denominazione di grillo” si intende un tipo di incisione, praticata fin dall’antichità greco-romana, adottata per la decorazione di pietre, la glittica (10) appunto, che sceglie come sue raffigurazioni forme sia umane sia animali mischiate fra loro: a volte anche gli oggetti stessi ne entrano a far parte. Questa unione metamorfica trae l’etimologia del suo nome da un certo “Gryllos”, “porcellino”, di cui Antiphilos l’Egiziano aveva fatto la caricatura, come ci racconta in un suo libro Plinio il Vecchio. All’inizio i “grilli” indicavano la pittura di genere satirico ma il termine finì: «per essere applicato esclusivamente ala glittica che rappresenta esseri i cui corpi sono composti di teste» (11). Nel suo studio sul medioevo fantastico lo storico lituano Baltrušaitis cerca di afferrare la linea di confine che conduce le figure metamorfiche dell’Asia e dell’Oriente fino in Europa e quali influenze l’antichità greco-romana  ha condotto sull’età di mezzo, il Medioevo.   

I bestiari

Col termine bestiario si indica in particolare una tipologia di testo diffusasi soprattutto durante il Medioevo, dove vengono descritti e catalogati animali sia reali sia fantastici, come il Minotauro per esempio. Di solito queste tassonomie hanno un intento moralizzante e didattico e presentano per ogni figura un valore simbolico pertinente (come in “La Divina Commedia” di Dante le tre fiere rappresentano ognuna un vizio specifico). La storia cristiana, come storia dell’uomo, dispone le regole in cui vengono ordinati tali raccolte e le virtù terapeutiche di cui vengono dotati alcuni animali sono in stretto rapporto con il corpo dell’uomo ed il suo potere di influenzare i processi naturali. Fra i più famosi si ricordano il Physiologus, la traduzione latina di un testo greco anonimo del II secolo d.C., il Bestiario moralizzato di Gubbio del secolo XIII e Liber monstrorum de diversis generibus (libro dei diversi generi di mostri) di area britannica, VIII secolo. 
Raccolte simili si riscontrano anche per piante, erbari, e minerali, lapidari, che insieme ai bestiari si raccolgono nelle enciclopedie medievali come le Etymologiae di Isidoro di Siviglia e il Tresor di Brunetto Latini (12). 

I grilli di Bosch

Con lo pseudonimo di Bosch è passato alla storia il celebre pittore fiammingo Hieronymus van Aeken (1450-1516 circa), figlio di pittori, e reso famoso dalle sue inquietanti immagini pittoriche dei “grilli”, esseri composti da parti animali, umane e oggetti, tutti fusi tra loro. Carotenuto ci spiega che alla base di queste contaminazioni “è la credenza nella fondamentale unità di tutto ciò che esiste. Caratteristica del pensiero primitivo e conservata da molte culture, questa visione attraversa anche l’immaginario occidentale, espressa da quei filoni culturali sotterranei come il pensiero alchemico e quello esoterico (13).  

Nato a s’Hertongenbosch dal quale trasse la firma, Hieronymus Bosch impostò la sua produzione, d’avanguardia per i decenni che vanno dalla fine del Quattrocento all’inizio del Cinquecento, su queste contaminazioni che nei suoi quadri si distinguono in svariatissime forme ed il cui “potere metamorfico da cui nascono” (14)  sembra rappresentare “il caos della prima materia, lo stato di indifferenziazione e inconsapevolezza in cui l’anima si trova immersa” (15) . Nel 1486 entrando a far parte della Confraternita di Nostra Signora del Cigno e sposando una ricca  patrizia, entra a far parte dei notabili e quindi ad essere un privilegiato. La congerie culturale che caratterizza l’Europa del Nord è quella tipica della fine del Medioevo, con fermenti ereticali e bolle papali di condanna, ricordiamo che nel 1487 a Strasburgo esce il Malleus maleficarum, il “martello d4elle streghedi Kramer e Sprenger, tutte iniziative fortemente repressive e volte a condannare chi cadeva in perdizione. A proposito di Bosch, si è sussurrato spesso di una sua possibile vicinanza con alcuni circoli ereticali ed una delle ipotesi più contestate è proprio quella di Wilhelm Fränger (16) su Il giardino delle delizie: ovvero ”che i committenti di Bosch debbano essere ricercati probabilmente tra gli aderenti al culto di Adamo [visto che] secondo il quadro di Bosch, la morte non ha nulla a che fare col peccato originale […] collocandola già nel paradiso dove gli uomini vivono ancora nella loro nudità primordiale.  Questo, sotto il profilo teologico rappresenta indubbiamente un’eresia, ma dal punto di vista filosofico è una concezione audace, in quanto tenta di fondere la dottrina cristiana col sapere esoterico antico.” (17)  Bosch introducendo l’ibis e la salamandra, ambedue personificazioni della morte, nella pozza d’acqua in primo piano nel pannello del Paradiso, afferma implicitamente che la morte non è giunta dopo il peccato originale ma è stata concepita come già presente dall’inizio, al contrario degli insegnamenti della Chiesa ufficiale.

L’altro pittore fiammingo Pieter Bruegel il Vecchio, ammiratore di Bosch, riprende i suoi stessi temi, producendo scene bibliche, infernali, allegorie e personificazioni di proverbi, vizi e virtù con un stile favoloso e grottesco. Stile ripreso anche dal figlio, Pieter Bruegel il Giovane, detto “degli Inferi” perché specializzato in scene infernali. Tra le sue opere si possono menzionare per esempio l’Inferno con Plutone e l’Inferno con Beatrice e Dante, della Galleria degli Uffizi di Firenze, e la Scena infernale della Pinacoteca vaticana.

Questo clima culturale diffuso nel Brabante dell’epoca, fa supporre che molti dei substrati simbolici oggi studiati dai moderni antropologi fossero effigiati nei quadri tramite i grilli, con la funzione di messaggio di appartenenza ad una determinata corrente di pensiero che confluiva in studi alchemici e teologici. 

– Continua – 

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Le note 

10.    Arte di intagliare e incidere le pietre dure e preziose.
11. Jurgis Baltrušaitis. Il medioevo fantastico. Antichità ed esotismi nell’arte gotica,    Adelphi,   Milano, 2002. Tit. orig.: Le Moyen Âge fantastique. Antiquités et exotismes dans l’art gothique, Paris, 1972, [1955].
12.  Per questa breve disamina ho consultato: Giulio Ferroni, La storia della letteratura italiana, I vol., Einaudi, Torino, 1991.  
13. Aldo Carotenuto, Il fascino discreto dell’orrore. Psicologia dell’arte e della letteratura fantastica, Bompiani, Milano,1997, p.147.
14.  Ivi, p. 154.
15.  Ivi, p.153.
16.  Wilhelm Fränger, Hieronymus Bosch, Dresda, 1957.
17.  Wolfgang Teichert, I giardini dell’anima. I luoghi simbolici del paradiso, Red Edizioni, Como, 1995. Tit. orig. Gärten. Paradiesische Kulturen, Kreuz Verlag, Stoccarda, 1986, pp. 104-106.

Dai grilli alle druse. Seconda parteultima modifica: 2008-11-22T16:00:00+00:00da
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